E Adesso?

Dopo la valutazione iniziale e l'avvio di un trattamento integrato (farmacologico e abilitativo), molte persone possono andare incontro ad una attenuazione dei sintomi o ad un recupero, sia sul piano relazionale che sociale. In almeno un terzo dei casi, possono tornare a condurre una vita attiva e soddisfacente o addirittura raggiungere grandi risultati pensate al grande chitarrista Fleetwoodmac, Peter Green al trombettista Jazz Tom Harre o all'economista premio Nobel John Nash.

Nei casi in cui va incontro ad una evoluzione meno favorevole, anche il disturbo mentale condiziona in modo importante l'esistenza del malato e della sua famiglia.

A volte la diagnosi di schizofrenia o di disturbo dell'umore diventa un muro: la persona malata e la sua famiglia si sentono discriminati. Si può instaurare un circolo vizioso nel quale alcuni sintomi della malattia, come le idee di persecuzione, determinano un ritiro sociale rinforzato dai falsi miti popolari; è infatti abitudine comune identificare i pazienti affetti da disturbo mentale come pericolosi, violenti o imprevedibili.

Fondamentali sono quindi le relazioni interpersonali.

Amici e familiari possono offrire sostegno sia emotivo che pratico nella gestione dei disturbi, facendo attenzione a non assumere il controllo della vita della persona sofferente. È importante avere cura di non parlare mai come se la persona affetta da disturbo mentale non fosse presente, essi sono sempre coscienti di ciò che accade intorno a loro. È possibile che le persone affette da questo disturbo si esprimano usando parole prive di significato per chi le ascolta, se non ci si capisce è opportuna cercare di comunicare in altri modi.

Svolgere insieme attività come ascoltare la musica, dipingere, permette di dimostrare interessamento e preoccupazione anche senza ricorrere necessariamente alle parole. 

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